I tuoi occhi
sono belli
disse il mio
amore.
Sì dissi io
i miei occhi
hanno
visto il tuo
seno
e perciò sono
belli.
(ma il mio cuore
era immerso
in quel
calcolo
dell'anima
che misura
il guadagno
e il costo
delle trasformazioni
da bellezza
in potere)
I tuoi occhi
sono belli
disse il mio amore
e mi
ha
lasciato
Il termine, la vetta
di quella scoscesa serpentina
ecco, si approssimava,
ormai era vicina,
ne davano un chiaro avvertimento
i magri rimasugli
di una tappa pellegrina
su alla celestiale cima.
Poco sopra
alla vista
che spazio si sarebbe aperto
dal culmine raggiunto...
immaginarlo
già era beatitudine
concessa
più che al suo desiderio al suo tormento.
Sì, l' immensità, la luce
ma quiete vera ci sarebbe stata?
Lì avrebbe la sua impresa
avuto il luminoso assolvimento
da se stessa nella trasparente spera
o nasceva una nuova impossibile scalata...
Questo temeva, questo desiderava
Questa felicità promessa o data
m'è dolore, dolore senza causa
o la causa se esiste è questo brivido
che sommuove il molteplice nell'unico
come il liquido scosso nella sfera
di vetro che interpreta il fachiro.
Eppure dico: salva anche per oggi.
Torno torno le fanno guerra cose
e immagini su cui cala o si leva
o la notte o la neve
uniforme del ricordo.
(1957)
quando facevo le elementari
il maestro ci racconto' la storia
di un marinaio
che disse al capitano:
"la bandiera? spero di non
vederla piu', la bandiera!"
"molto bene," gli fu risposto,
"il tuo desiderio
sara' esaudito!"
e lo chiusero nella
stiva
e ce lo tennero,
mandandogli cibo
di sotto
e mori' laggiu'
senza vederla mai piu'
la bandiera.
una storia davvero spaventosa
per dei bambini,
molto
efficace.
ma non efficace
abbastanza per
me.
stavo li' seduto a pensare,
bene, e' brutto
non vedere la
bandiera,
ma il bello e'
non dover vedere
la gente.
pero'
non alzai la mano
per dir niente del genere.
sarebbe stato ammettere
che non volevo vedere
neppure loro.
ed era vero.
guardavo dritto alla
lavagna
che sembrava migliore
di chiunque
di loro
Ardua è l'iscrizione d'ufficio
de Circolo Chiuso dei Gabbiani:
inutile tentare!
molti sono gli aspiranti, pochi gli ammessi.
Sono esclusi ad esempio a priori
gli esausti, i raffinati, i cucùli
e quelli il cui nome comincia
per B, P, R, V, ecc.
Occorre essere sapienti in molte branche
e conoscere a mena dito dieci filosofie
fondamentali tra cui i princìpi basilari
della tolleranza umana,
i segreti dell'essere e del divenire
i confini esili e sfumati
dell'esistere e del non esistere
del bene e del male.
Non scomporsi più di tanto
davanti al vuoto e al nulla
e al loro prossimo parente:
la morte.
Portare un unico ricordo,
un ricordo di luce
che parli d'amore visuto, fatto,
non delegato, non disprezzato,
non reso mai vana
sostanza primigenia infame.
Luciano Scelsa
Bruna ancora non avuta,
io ti voglio quasi nuda
sopra un sofà tutto nero
in un boudoir tutto giallo,
come s’usava nell’anno
milleottocentotrenta.
Quasi nuda e non nuda,
la tua carne intraveduta
da una nube trasparente
di merletti che si schiude,
la tua carne dove corre
la mia bocca delirante.
Ti voglio troppo ridente
e inoltre dovrai essere
imperiosa, e cattiva
e perfida e qualcosa
di più se ti piacesse,
ma così lussuriosa!
Ah, il tuo corpo nero e rosa,
di chiar di luna soffuso!
Ah, te ne prego, posa
il gomito sul mio cuore
e il tuo corpo vittorioso,
tutto il tuo corpo che adoro.
Ah, il tuo corpo, che si corichi
sull’anima mia dolorosa
e su essa si riposi
e la soffochi se può,
e se il tuo capriccio vuole,
ancora, ancora, ancora!
splendide, gloriose,
bellamente furiose,
agitate nei loro
giovani giochi focosi,
sbatti il mio orgoglio giù, sotto
quelle tue chiappe gioiose!
Corpo di donna, bianche colline, cosce bianche,
assomigli al mondo nel tuo gesto di abbandono.
Il mio corpo di rude contadino ti scava
e fa scaturire il figlio dal fondo della terra.
Fui solo come un tunnel. Da me fuggivano gli uccelli
e in me irrompeva la notte con la sua potente invasione.
Per sopravvivere a me stesso ti forgiai come un'arma,
come freccia al mio arco, come pietra per la mia fionda.
Ma viene l'ora della vendetta, e ti amo.
Corpo di pelle, di muschio, di latte avido e fermo.
Ah le coppe del seno! Ah gli occhi d'assenza!
Ah le rose del pube! Ah la tua voce lenta e triste!
Corpo della mia donna, resterò nella tua grazia.
Mia sete, mia ansia senza limite, mio cammino incerto!
Rivoli oscuri dove la sete eterna rimane,
e la fatica rimane, e il dolore infinito.
Quell'antico tronco
d'albero che si vede ancor oggi sul Gianicolo a Roma, secco, morto, corroso
e ormai quasi informe, tenuto su da un muricciolo dentro il quale è stato
murato acciocché non cada o non possa farsene legna da ardere, si chiama la
quercia del Tasso perché, avverte una lapide, Torquato Tasso andava a
sedervisi sotto, quand'essa era frondosa.
Anche a quei tempi la
chiamavano così.
Fin qui niente di
nuovo. Lo sanno tutti e lo dicono le guide.
Meno noto è che, poco
lungi da essa, c'era, ai tempi del grande e infelice poeta, un'altra quercia
fra le cui radici abitava uno di quegli animaletti del genere dei
plantigradi, detti tassi.
Un caso.
Ma a cagione di esso
si parlava della quercia del Tasso con la "t" maiuscola e della quercia del
tasso con la "t" minuscola. In verità c'era anche un tasso nella quercia del
Tasso e questo animaletto, per distinguerlo dall'altro, lo chiamavano il
tasso della quercia del Tasso.
Alcuni credevano che
appartenesse al poeta, perciò lo chiamavano "il tasso del Tasso"; e l'albero
era detto "la quercia del tasso del Tasso" da alcuni, e "la quercia del
Tasso del tasso" da altri.
Siccome c'era un
altro Tasso (Bernardo, padre di Torquato, poeta anch'egli), il quale andava
a mettersi sotto un olmo, il popolino diceva: "E' il Tasso dell'olmo o il
Tasso della quercia?".
Così poi, quando si
sentiva dire "il Tasso della quercia" qualcuno domandava: "Di quale
quercia?".
"Della quercia del
Tasso."
E dell'animaletto di
cui sopra, ch'era stato donato al poeta in omaggio al suo nome, si disse:
"il tasso del Tasso della quercia del Tasso".
Poi c'era la guercia
del Tasso: una poverina con un occhio storto, che s'era dedicata al poeta e
perciò era detta "la guercia del Tasso della quercia", per distinguerla da
un'altra guercia che s'era dedicata al Tasso dell'olmo (perché c'era un
grande antagonismo fra i due).
Ella andava a sedersi sotto una quercia poco distante da quella del suo
principale e perciò detta: "la quercia della guercia del Tasso"; mentre
quella del Tasso era detta: "la quercia del Tasso della guercia": qualche
volta si vide anche la guercia del Tasso sotto la quercia del Tasso.
Qualcuno più brevemente diceva: "la quercia della guercia" o "la guercia
della quercia". Poi, sapete com'è la gente, si parlò anche del Tasso della
guercia della quercia; e, quando lui si metteva sotto l'albero di lei, si
alluse al Tasso della quercia della guercia.
Ora voi vorrete
sapere se anche nella quercia della guercia vivesse uno di quegli animaletti
detti tassi.
Viveva.
E lo chiamarono: "il
tasso della quercia della guercia del Tasso", mentre l'albero era detto: "la
quercia del tasso della guercia del Tasso" e lei: "la guercia del Tasso
della quercia del tasso".
Successivamente
Torquato cambiò albero: si trasferì (capriccio di poeta) sotto un tasso
(albero delle Alpi), che per un certo tempo fu detto: "il tasso del Tasso".
Anche il piccolo
quadrupede del genere degli orsi lo seguì fedelmente, e durante il tempo in
cui essi stettero sotto il nuovo albero, l'animaletto venne indicato come:
"il tasso del tasso del Tasso".
Quanto a Bernardo,
non potendo trasferirsi all'ombra d'un tasso perché non ce n'erano a portata
di mano, si spostò accanto a un tasso barbasso (nota pianta, detta pure
verbasco), che fu chiamato da allora: "il tasso barbasso del Tasso"; e
Bernardo fu chiamato: "il Tasso del tasso barbasso", per distinguerlo dal
Tasso del tasso.
Quanto al piccolo tasso di Bernardo, questi lo volle con sé, quindi da
allora quell'animaletto fu indicato da alcuni come: il tasso del Tasso del
tasso barbasso, per distinguerlo dal tasso del Tasso del tasso; da altri
come il tasso del tasso barbasso del Tasso, per distinguerlo dal tasso del
tasso del Tasso.
Il comune di Roma
voleva che i due poeti pagassero qualcosa per la sosta delle bestiole sotto
gli alberi, ma fu difficile stabilire il tasso da pagare; cioè il tasso del
tasso del tasso del Tasso e il tasso del tasso del tasso barbasso del Tasso.